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Il Mastino dei Baskerville

di Stefano Guerra, Gianluca Salvatori & Enrico Solito

Nota esplicativa: Questo articolo, come quello che segue, costituisce una conversazione italo-britannica tra Uno Studio in Holmes (USIH) e la The Franco Midland Hardware Company (FMHC). E' il risultato delle discussioni occorse durante le memorabili giornate de "A week later" prima e de "La maledizione dei Baskerville" poi, tra Milano e Sesto Fiorentino, nel 2000 e 2002. Questi stessi articoli, con note leggermente divergenti per favorire i lettori delle due società, sono pubblicate contemporaneamente su Strand e sull'organo della FMHC., nelle rispettive lingue. Siamo molto orgogliosi di aver fatto conoscere i problemi italiani agli amici anglo-sassoni, e sinceramente felici dell'apporto da essi portato alle nostre discussioni, nello spirito di una amicizia che costituisce forse, a parere di chi scrive, uno dei più bei premi mai avuti per lo studio del Canone.

Uno dei propositi comuni a tutte le serie società holmesiane è quella di impegnarsi in una disperata lotta contro le credenze erronee su Sherlock Holmes e il suo mondo. Molti dei problemi a questo riguardo sono universali, ma può forse interessare ai nostri colleghi Holmesiani stranieri dei problemi peculiari che abbiamo in Italia riguardo ad Holmes, ed in particolare a HOUN. In questo paese chiunque capisce al volo se vede uno schizzo di un deerstalker e di una pipa ricurva, e vi sorridono con aria complice quando vedono quelle icone. Ovviamente molti, italiani e non rimangono di stucco se gli dite che Watson non era uno sciocco come sembra nei film di Rathbone, o che 'Elementare, mio caro Watson' non è mai stato detto in realtà da Sherlock Holmes, o che egli non ha mai fumato una calabash. Ma gli holmesiani italiani hanno un problema particolare da affrontare a causa degli errori nelle traduzioni del Canone: uno dei più rimarchevoli è quello del titolo di HOUN come Il mastino dei Baskerville. Se provate a sussurrare in pubblico in Italia "Il mastino ---" e poi tacete, qualcuno completerà immediatamente la frase con "... dei Baskerville", con un aria compiaciuta e soddisfatta di sè che sarebbe buffa se non fosse tragica. La cosa urta gli holmesiani italiani ancor più, se possibile, di "elementare Watson". Pare proprio che il Mastino sia in Italia un icona holmesiana più ancora della pipa ricurva e del deerstalker!

La ragione di questo errore comincia con le prime traduzioni del Canone. La prima in assoluto fu pubblicata dall'Editore Verri, Milano, nel 1895, che pubblicò nella "Biblioteca azzurra" SCAN, SILV, REDH. La prima traduzione sistematica inizia però nel 1899, quando tutto il canone pubblicato in Gran Bretagna inizia ad essere sistematicamente tradotto per 'La Domenica del Corriere', il nuovo settimanale collegato a Il Corriere della Sera. Il direttore del giornale era Luigi Albertini, che aveva passato alcuni anni a Londra assistendo all'esplosione del fenomeno Sherlock Holmes. In Italia abbiamo la curiosa abitudine di italianizzare molti nomi stranieri: si trattava di una abitudine ancora più radicata nei secoli scorsi, quando l'italiano era la lingua internazionale, e ancor oggi troviamo stampati nei nostri libri nomi come Cartesio per René Descartes, Tommaso Moro per Thomas Moore, Benedetto per Baruch Spinosa eccetera. Lo stesso avvenne ad alcuni titoli del Canone : 'Un concorso univeristario' per 3STU; 'Un caso coniugale'per YELL; 'Un dramma ignoto'per GOLD. Talvolta perfino i nomi dei luoghi vennero tradotti in italiano, come per Abbey Grange che divenne Castel dell'Olmo.

La prima puntata di HOUN fu pubblicato per la prima volta su'La Domenica del Corriere' il 2 Novembre 1902 sotto il titolo La maledizione dei Baskervilles. Si noti che il titolo è strano, non solo per la scelta de "La maledizione" al posto di "Hound" ma perché in italiano la traduzione di 'of the Baskervilles' dovrebbe essere 'dei Baskerville', senza la "s" finale inglese: in effetti in tutte le traduzioni successive questo verove proprio errore è corretto. Durante il periodo fascista non abbiamo nuove traduzioni dei lavori di ACD, soprattutto per ragioni politiche, ma subito dopo la seconda guerra mondiale comparvero diverse nuove traduzioni. La più importante, prodotta da Maria Gallone per i tipi della Arnoldo Mondadori, è stata finora considerata il 'gold standard' per tutti gli altri editori. E' in effetti una buona traduzione, se si eccettuano alcuni pesanti infortuni. Uno di essi si trova in MISS, dove il povero Godfrey Staunton tributa il suo omaggio alla seconda religione del Bel Paese, il calcio, diventando un terzino, un difensore nel gioco del calcio: nel rugby non esistono i terzini. Un tre-quarti, come Staunton è un attaccante di rugby. Ma certo la peggior idea della Gallone fu quella di tradurre Hound con mastino.

Dobbiamo ammettere che la traduzione non è certo facile. La traduzione corretta per 'Hound' che si trova nei dizionari è segugio. Ma l'immagine che gli italiani hanno di questo cane è di un cane dolcissimo, gioviale e allegro, che va pazzo per i bambini: una sorta di cucciolone troppo cresciuto. Immaginate cosa vi aspettereste prima di leggere HOUN, se il titolo fosse qualcosa come "Il cucciolone dei Baskerville"! L'immagine del Mastino, invece, è davvero inquietante. Qui in Italia abbiamo il classico mastino Napoletano e i Mastini sono stati usati come cani da difesa e da attacco fin dal tempo degli antichi Romani. Perciò la parola Mastino evoca terrore e pericolo, e i latrati di un mastino nella brughiera " nelle ore tenebrose in cui i poteri del male si intensificano" sono assai più credibili dell'allegro abbaiare di un segugio!

La scelta di Maria Gallone, mastino, è sta usata anche da Oreste del Buono 1987, Leonardo Casavola nel 1988, Alda Carrel nel 1990, Raymond Sibley nel 1991, Nicoletta Rosati Bizzotto nel 1991, Luca Michelini nel 1995, Antonia Lena nel 1996 e ancora Del Buono nel 2000, nelle varie edizioni apparse di HOUN. Un'altra possibilità è stata scelta da Maria Duca nel 1982 e Bruna Ratti Alloggio nel 1992, che hanno usato Il cane dei Baskerville. Ancora un altro titolo è stato usato nell'unico film italiano su HOUN, girato dalla RAI nel 1968. La RAI produsse nello stesso anno anche una versione di VALL , La valle della paura,: in entrambe i film si girarono gli esterni a Norfolk in Inghilterra. Invece il film del 1959 della Hammer studios con Peter Cushing eChristopher Lee dal titolo originale inglese The Hound of the Baskervilles divenne in Italia La furia dei Baskerville . Il film (terribile!) della Hemdale film del 1978, con Peter Cook e Dudley Moore The Hound of the Baskervilles, ebbe il titolo italiano de Il cagnaccio dei Baskerville.

Sappiamo dalle parole del Dr Watson che la "--- terribile creatura ... non era un puro bloodhound nè un puro mastino: sembrava essere una combinazione tra i due o ---" [HOUN 757] Possiamo aver fiducia della sua opinione, visto che il Canone ci dice che conosceva bene cani di molte razze, come il suo amico Holmes. All'inizio di HOUN, Holmes discute con Watson le dimensioni delle mascelle di un Terrier e di un Mastino [HOUN 670]. L'incrocio di un Mastino e di un Bloodhound, comunque, non è certo casuale. Il cane descritto nella storia non appartiene a nessuna razza conosciuta: può essere piuttosto visto come la nuova incarnazione di un antico mito, il "Cane della Morte" che, come nota John Fowles nella sua introduzione ad HOUN, ha il più antico pedigree di tutti i cani. La paura del "Cane Nero" si trova in ogni genere di cultura e civiltà, dagli antichi Egizi alle popolazioni del Mesolitico nel Nord. E' un terrore ancestrale, senza riferimento a una specifica razza di cani.

Comunque Watson, riportando il momento in cui potè osservare il corpo dell'animale più da vicino, lo descrive come una sorta di mezzo Mastiino e mezzo Bloodhound. Perciò, anche se il Mastino è in qualche modo implicato, ma non più dell'altro, definire quel cane un Mastino è sbagliato almeno quanto chiamarlo un Bloodhound.

In effetti Stapleton, che portò il cane a Dartmoor, era un naturalista e conosceva perciò le ricerche sugli incroci che fiorivano in quegli anni in Inghilterra e che portarono alla selezione e alla nascita di molte delle razze dei nostri cani attuali. Per esempio, nello stesso periodo in cui Sir Edward Laverack stava selezionando i Setter, I tedeschi stavano creando l'Alsaziano e ancora in Inghilterra il Bull Mastiff sarebbe stato creato di lì a poco. Il cane implicato nel caso Baskerville potrebbe in un certo senso essere elencato tra i tentativi di realizzare incroci speciali, visto che raccoglie le caratteristiche di due delle razze più antiche ed apprezzate in Inghilterra. E' probabile che quando Stapleton andò da Ross & Mangles in Fulham Road, chiese non solo il cane più grosso e feroce, ma quello dotato del fiuto più sottile. Da una parte era vitale per il successo del suo piano che il cane fosse in grado di seguire la traccia per tutta la brughiera (dopo averlo allenato con uno degli stivali della vittima) e proprio per questo l'animale doveva avere l'abilità di fiuto di un Bloodhound. D'altra parte , una volta raggiunta la vittima avrebbe dovuto saltargli addosso e farlo a pezzi, e non saltellargli intorno abbaiando, come fanno i Bloodhound. Di qui la necessità di avere anche le caratteristiche di un Mastino.

In breve lo 'Hound' dei Baskerville era un tipo di cane mai visto finora: un incrocio unico ed inclassificabile che aggiungeva il naso, il mantello e l'aspetto di un enorme Bloodhound (secondo le illustrazioni di Paget) alla forza e alla ferocia di un Mastino. Altre possibili traduzioni in Italiano, non direttamente riferite a cani, potrebbero essere incubo, belva, mostro , creatura , ma sentiamo il bisogno di chiedere, in nome della Grande Fratellanza Holmesiana, una mano per tradurre quella terribile parola, Hound!

Commento di Jane Weller

Si noti che è del tutto appropriato che la parola italiana conversazione sia usata per queste discussioni tra le nostre società, perchè la London University , che conferì al Dr Watson di fregiarsi del suo titolo, riconosce il grande contributo portato dall'Italia alla cultura nel mondo organizzando una conversazione annuale tra i suoi laureati. Siamo molto grati ai nostri colleghi italiani per il loro contributo allo studio di HOUN, e per costituire in Italia il solo gruppo con più potere dei Tre Tenori, e cioè I tre Presidenti. Per chi non lo sa l'Italia è forse il paese più intellettuale del mondo, nel senso che è assolutamente non campanilista nel suo approccio alla letteratura. C'è una forte tradizione di traduzioni, cresciuta rapidamente con il "miracolo economico", come si può osservare con una puntata in una qualsiasi buona libreria italiana: vi si trovano migliaia di libri, sia di autori contemporanei che classici, tradotti in italiano da tutte le lingue. In una recente visita in Italia abbiamo viaggiato in treno con degli avidi lettori italiani: uno leggeva "La fattoria degli animali" di George Orwell, un altro "Grandi Speranze" di Charles Dickens' , un terzo il Candido di Voltaire, tutti in italiano: e un quarto l'Amleto di Shakespeare in inglese! Noi abbiamo restituito la cortesia leggendo la traduzione inglese di Apocalittici e integrati di Umberto Eco e, con meno presunzione, uno dei romanzi di Lindsey Davis sul suo detective dell'antica Roma, , Marcus Didius Falco (lascio al lettore dedurre chi dei due coniugi Weller leggesse quale libro!) Forse Maria Gallone stava tributando un complimento letterario e sportivo a Arthur Conan Doyle quando fece diventare il tre quarti di rugby Godfrey Staunton in un difensore di football, perché ACD giocò proprio come difensore per la squadra di football della città natale di Holmes, Portsmouth!

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