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SH è tornato a Baker Street

di G.S., C.H.S.

L'appassionato holmesiano, così come il semplice curioso, che si sia spinto fino a Baker Street in cerca del famoso civico 221B ha trovato, al posto della casa di proprietà della signora Hudson, la sede centrale della Abbey National, una importante società finanziaria inglese con interessi nel campo bancario ed assicurativo. A parziale risarcimento delle aspettative, fino a qualche giorno fa, ci si doveva accontentare di una placca in bronzo su cui campeggiava il celebre profilo, corredata da una scritta commemorativa a ricordo del luogo in cui sorgeva l'appartamento che il grande detective condivideva col Dottor Watson. Tutto questo non bastava. Di scarso conforto era anche il surrogato, che si trova qualche metro più avanti, offerto dallo Sherlock Holmes Museum. Una ricostruzione abbastanza accurata di quello che potevano essere gli alloggi che hanno fatto da sfondo alle avventure del nostro. Oggi non è più così. Appena usciti dalla stazione della linea metropolitana Jubilee, anche il turista più distratto che si diriga verso Marylebone Road non può fare a meno di notare la magnifica scultura, opera dell'inglese John Doubleday, fedele ritratto del più famoso inquilino di Baker Street con tanto di calabash, deerstalker e mantellina.
Per fedeltà di cronaca riporto verbatim i miei appunti di viaggio:

Lunedì 21.IX.1999

Per £ 3, a Covent Garden, acquisto una figurina originale della celebre raccolta "Turf Cigarettes" raffigurante Mary Morstan.
Questo dettaglio non vi interesserà, ma l'ho inserito perché dovevo pure dividere la mia gioia con qualcuno.

Mercoledì 23.IX.1999

La mattinata si presenta decisamente londinese; forse troppo. Alle 09:30 una trentina di persone, noncuranti della fastidiosa pioggia, si aggirano impazienti, appoggiate ad alcune balaustre disposte per l'occasione. I passanti guardano incuriositi. Alcuni di noi sono vestiti in costumi vittoriani; altri, impassibili, indossano deerstalkers; uno - addirittura - si nasconde dietro una finta barba nera ed un paio di occhiali scuri. Un francese dagli imponenti favoriti tira lunghe boccate da una calabash. L'attesa diviene frenetica. La folla aumenta sensibilmente. Mentre aspetto di entrare nel recinto riservato ai soci mi si avvicina un distinto signore vestito in tight e mi presenta il suo biglietto da visita, sul quale leggo: Mr. Robert Ferguson, of Ferguson and Muirhead, tea brokers, of Mincing Lane. Al biglietto è spillata una bustina trasparente all'interno della quale c'è un cucchiaino di "Statue Tea". Gli estranei, i passanti, mormorano "roba da pazzi".
Finalmente entriamo nella zona predisposta per i soci. Dopo qualche istante una fanfara militare precede una carrozza vittoriana appena giunta dall'angolo di Baker Street. Lo spettacolo sta per iniziare. Introdotto da un cerimoniere in alta uniforme il presidente della Sherlock Holmes Society of London introduce l'evento dichiarandosi soddisfatto dell'impresa. Finalmente, egli dice, Holmes torna a casa. Il secondo ed ultimo oratore è il presidente della Abbey National il quale ci informa che il legame tra la compagnia che rappresenta ed il grande detective è - e rimarrà - indissolubile. Gli uffici centrali stanno per essere trasferiti in un'altra zona di Londra, ma egli, azzardando un paragone con i noti eventi relativi ai matrimoni di Watson, assicura che l'amicizia non verrà assolutamente interrotta. Ma poi commette un passo falso. Si riferisce ad Holmes chiamandolo "fictional character". Dalla folla si levano un mare di fischi.
Finalmente l'atteso momento è arrivato. La fanfara alza in alto le trombe e squilla una marcia trionfale. Il drappo che fino a quel momento aveva celato il contenuto viene calato; pur rimanendo impigliato nella pipa esso svela agli occhi attoniti degli astanti la statua in tutta la sua magnificenza. Su un basamento in granito, lucidissimo, compare la scritta "The Great Detective"; sui due fianchi le immancabili menzioni al maggiore sponsor, la Abbey National, senza la quale il progetto sarebbe inevitabilmente rimasto sulla carta. Una serie interminabile di flashes inondano di luce l'opera, che risulta - sinceramente - all'altezza della situazione. Le barriere finalmente si aprono e c'è possibilità per tutti di vederla da vicino, di toccarla, di stringere la mano allo scultore ed all'attore che ha fatto da modello.
Passata l'iniziale eccitazione, dopo aver rivisto la statua da tutte le angolazioni possibili, mi chiedo cosa abbia di speciale. Non è imponente come quella dell'Ammiraglio Nelson a Trafalgar, non è lucidissima come quella di Sir Winston Churchill a Westminster, anzi, la piacevole patinatura azzurrina e verde che la ricopre ci spinge a credere che sia stata lì da sempre. E' familiare, è normale. Riempie perfettamente il vuoto che da troppi anni mancava. Sherlock Holmes is back in Baker Street.

Giovedì 25.IX.1999

"On behalf of the Italian society 'Uno studio in Holmes' it's my pleasure to present you these books written by our president Dr. Enrico Solito and our past president Dr. Stefano Guerra ...".
Questo è il resoconto verbale dell'inizio della mia chiacchierata col presidente della Sherlock Holmes Society of London, Mr. Anthony Howlett, e con Lord Cottesloe, nostro anfitrione nella splendida Cholmondey Room della House of Lords. L'occasione è costituita da un tea party offerto ai soci per celebrare degnamente un così importante evento.
Usare la "Sovereign entrance" per accedere ai locali della camera dei Lords mi pareva inadeguato; siamo quindi passati attraverso la più discreta "Black Rod's Garden entrance" ed abbiamo atteso gli inevitabili controlli di sicurezza per poter essere ufficialmente ammessi all'interno della costruzione. I lavori di ristrutturazione, ancora in corso, hanno lievemente rovinato l'atmosfera, ma è bastato affrettare il passo per entrare in una sala interna dove siamo stati accolti da un impassibile maggiordomo in uniforme sul cui panciotto scintillava vistosamente il coat-of-arms di Sua Maestà la Regina Elisabetta II. Il gruppo, appena riunitosi, si è subito disposto ordinatamente in fila ed ha atteso il proprio turno per poter gustare dei delicatissimi sandwiches assortiti, dei pasticcini al doppio burro ed un tè degno della migliore tradizione britannica. Le disposizioni ai tavoli erano lasciate alla libertà dei partecipanti. Per questo mi sono trovato a conversare con tre simpaticissimi holmesiani di Miami, Florida. L'amore per il grande detective ci ha subito uniti ed è nata quella che loro stessi hanno definito "instant friendship". La loro associazione, "The Tropical Deerstalkers", aveva organizzato un viaggio in gruppo, così come hanno fatto quasi tutte le altre associazioni, provenienti dagli Stati Uniti, dall'Australia, dal Giappone, dalla Germania. Io e la mia fidanzata eravamo i due soli italiani, anche se la nazione meno rappresentata era la Svizzera, con un solo partecipante: quel buffo ragazzo cogli imponenti favoriti, già visto il giorno dell'inaugurazione. Costui, per l'occasione, si è presentato in stivali di lucertola, completo marrone chiaro, e spille di vario tipo sulla giacca tra cui un paio raffiguranti i Blues Brothers (sic). Il suo aspetto naiv ha attratto l'interesse di una TV locale alla quale lui ha seraficamente dichiarato "... maybe I am Sherlock Holmes".
Di maggiore interesse è stato l'incontro con un collega americano, interessato al volume "I diciassette scalini". Molto più compassato, mi ha dato il suo biglietto da visita su cui sul quale ho letto, accanto al nome, le invidiabili iniziali BSI seguite dal personaggio scelto per l'investitura: Abe Slaney. Confesso che mi sono emozionato. Il primo Baker Street Irregular che ho conosciuto. Poi ne sono seguiti altri tre o quattro, tutti riconoscibili dalla sobria spilla della quale si fregiano.
Seduti su comodissime poltrone foderate di velluto scarlatto sul cui schienale figura il simbolo della camera dei Pari d'Inghilterra, una adeguata provvista di tramezzini e scones davanti a noi, il Tamigi che scorreva placido alla nostra sinistra... ci si aspettava davvero che Mr. Holmes facesse una fugace apparizione. La serata si è conclusa con un caloroso ringraziamento da parte del presidente; Lord Cottesloe si è defilato, e noi tutti, dopo esserci scambiati indirizzi e saluti, ci siamo diretti verso le nostre destinazioni.

Sabato 25.IX.1999

C'è un'interruzione sulla linea Jubilee, per tornare a casa dobbiamo scendere a Baker Street e prendere un bus. Mi affaccio su Marylebone Road, do una rapida occhiata verso sinistra e, portando la mano alla tesa del deerstalker, mormoro un arrivederci.