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L'avventura del circolo femminile

di Cristina Pollastro

- Sono venuta da voi, signor Holmes, - esordì, - perché voi avete aiutato la signora Forrester per cui lavoro, e le avete permesso di risolvere una complicazione domestica. E la signora è restata molto impressionata dal vostro talento e dalla vostra cortesia.
- Già, la signora Forrester, - ripetè, pensierosamente, Sherlock Holmes. - Sì, credo di esserle stato di qualche utilità. Però, se ricordo bene, si trattava di una faccenda estremamente semplice.
- La signora non è dello stesso parere. Ma, a ogni modo, non potrete dire altrettanto della mia, di faccenda.

Sir Arthur Conan Doyle, "Il segno dei quattro"

Bridget, la figlia di Brooke, era sconvolta: aveva da pochi giorni saputo che suo padre non era Ridge ma Eric, quello che lei aveva sempre considerato essere il nonno. Dal momento in cui aveva avuto la notizia, si era chiusa in un mutismo assoluto, e nessuno aveva osato disturbarla. Stephany, ex moglie di Eric nonché matriarca di casa Forrester, stava sistemando in un vaso cinese alcuni fiori secchi quando si accorse che la bambina era alle sue spalle. Con il visino triste Bridget sussurrò:

- Nonna, mi leggi una fiaba?

- Ma certo, quale vorresti ascoltare?

- Non so, qualcosa di nuovo. Tutti i libri che ho li conosco già a memoria.

Stephany non sapeva che fare: i negozi erano chiusi e non le sembrava il giorno adatto per scontentare la bambina, ora che finalmente aveva deciso di parlare. Le venne allora in mente che Eric, quando si erano separati, aveva lasciato in cantina la vecchia valigia che conteneva i quaderni di suo nonno Edgar, il quale, avendo avuto velleità letterarie, si dilettava scrivendo fiabe e racconti per bambini. Quei racconti erano serviti molte volte per intrattenere i loro figli: Felicia ne era stata la più entusiasta, ogni scusa era buona per chiedere la lettura di una di quelle avventure.

- Aspettami qui - disse - ho una sorpresa per te.

Scese quindi in cantina e dietro una vecchia tenda scovò la valigia, impolverata e coperta di ragnatele. Ne sollevò il coperchio e trovò subito quel che cercava: tenuti assieme da un nastro ingiallito dagli anni c'erano tutti i quaderni del nonno, una decina in tutto. Slegò delicatamente il nastro e cominciò a sfogliare il primo libretto. Ricordava il racconto: era uno dei preferiti di Felicia, e narrava le avventure di un bambino, di nome, guarda caso, Edgar.

Stephany pensò: - E' proprio quel che ci vuole, un pò d'avventura distrarrà sicuramente Bridget dai suoi brutti pensieri.

Mentre stava per richiudere la valigia vide un altro quaderno, lo raccolse pensando fosse sfuggito dal nastro. Lo sfogliò e si accorse che non conteneva un racconto per bambini, non capì subito cosa fosse e quindi se lo mise in tasca, proponendosi di leggerlo più tardi.

Tornò in salotto, dove Bridget l'aspettava seduta sul divano.

- Dov'è la sorpresa per me? - disse la bambina alzandosi in piedi e andando incontro a Stephany.

- Eccolo qui - rispose quella che lei chiamava ancora nonna, mostrando ciò che aveva in mano.

- Questo è un libro che ha scritto il nonno di Eric. Sono sicura che ti piacerà. Ricordo che lo leggevo sempre a Felicia per farla addormentare, ma era così appassionante che riusciva a star sveglia anche quando aveva molto sonno.

- Come s'intitola? - chiese con interesse la bambina.

- "Le avventure di Edgarî, non credo però che le abbia davvero vissute Edgar, il nonno di Eric. Oggi ti leggerò il primo racconto: "L'avventura del cagnolino scomparso" -.

- Forse sono le sue vere avventure! Dai nonna! inizia subito - esclamò Bridget con impazienza.

- Va bene, sediamoci qui sul divano, staremo più comode.

Lesse quella fiaba per quasi un'ora prima che la bambina cadesse addormentata. La sollevò con delicatezza e la portò a letto. Era giunto il momento di scoprire il contenuto dell'altro misterioso racconto trovato nella valigia. S'infilò sotto le coperte e incuriosita iniziò a leggere.

Sulla prima pagina c'era scritto:

Dedicato a mia madre Cecil che mi ha raccontato più volte questa storia: era uno dei suoi racconti preferiti. Ho pensato quindi che le facesse piacere vedere trascritta questa vicenda in modo da poterla tramandare.

Edgar Forrester

Stephany, sempre più incuriosita, continuò a leggere.

Edgar era seduto all'ombra della grande quercia, al centro del prato antistante casa Forrester. Era un tiepido pomeriggio del marzo 1887. La temperatura mite invogliava ad uscire all'aperto dopo un freddo inverno passato a riscaldarsi davanti al camino.

Stava intagliando un ramo con un piccolo coltello che maneggiava con molta attenzione e perizia. Voleva realizzare un cucchiaio da regalare alla madre per il giorno del suo compleanno. Il padre, Thomas, un uomo bruno, alto, sui quarantacinque anni, e la madre Cecil, di quindici più giovane, erano impegnati in un'animata discussione nella biblioteca che dava sul lato est della casa.

- Caro, questa situazione non può andare avanti, non puoi dubitare di me, quelle lettere le ha sicuramente scritte qualche invidioso che vuole vederci soffrire! - diceva con voce concitata la signora Cecil Forrester.

- Va bene, può anche essere, mi devi allora spiegare chi è questa persona e perchè ce l'ha tanto con noi.

La voce dell'istitutrice si fece sentire dal piano di sopra:

- Edgar, vieni nello studio, è l'ora della lezione di violino.

Il bambino abbandonò di malavoglia il lavoro che stava facendo nascondendolo sotto la siepe che delimitava il prato: non voleva che la madre lo scoprisse rovinando così la sorpresa.

Attraversando l'atrio sentì i genitori che stavano ancora discutendo.

- Queste maledette lettere ci stanno rovinando l'esistenza, dobbiamo fare assolutamente qualcosa - diceva la madre.

- Ascolta Cecil, non è il caso di rivolgersi alla polizia: al Club ho sentito parlare di una persona che s'interessa di misteri, grandi e piccoli. Mi hanno assicurato che è in grado di risolvere i problemi più complicati. Secondo me sarebbe meglio se provassimo per prima cosa a rivolgerci a lui, forse ci potrà aiutare, ricordo il nome e anche l'indirizzo.

- E sia, anche se non mi va molto di mettermi nelle mani di un estraneo. La mia moralità è già stata messa in dubbio e non vorrei peggiorare le cose.

- Non sarà così, vedrai. Mi hanno assicurato che sa essere molto discreto. Se non hai nulla da nascondere, andiamo da lui senza indugi.

- Certo che non ho niente da nascondere, andiamo.

I due coniugi s'incamminarono velocemente verso l'atrio:

- Mary, bada tu al piccolo Edgar, noi andiamo in città - gridò rivolto alle scale il signor Thomas mentre prendeva il soprabito e il cappello dall'appendiabiti.

- Certo signore, non si preoccupi. - rispose Mary dal piano di sopra.

Salirono sulla loro vettura e Thomas diede al cocchiere l'indirizzo di Londra che si era appuntato. Arrivati davanti all'edificio, Thomas si fermò esitando sulla soglia:

- Sei sicura di non aver niente da nascondere? Se è vero quello che mi hanno detto di lui la verità verrà presto a galla.

- Non ho il minimo dubbio. - E così dicendo bussò alla porta. Si affacciò una donna di mezza età:

- Desiderano? - chiese.

- Siamo qui per vedere il signor Sherlock Holmes. E' in casa?

- Sicuro, un attimo che vedo se può ricevervi.

Prese il biglietto da visita che il signor Forrester le stava porgendo e sparì all'interno della casa.

Tornò dopo alcuni istanti.

- Prego signori, salite. La prima porta a sinistra. Il signor Holmes vi riceverà.

Salirono le scale con trepidazione: lui con il timore che le lettere dicessero la verità, lei con il dubbio di mettere a repentaglio la sua dignità senza ottenere nessun risultato.

Bussarono alla porta e dall'interno si sentì una voce:

- Avanti, entrate pure senza timore, sarò subito da voi.

Entrarono e videro una persona di spalle, china su un tavolino ingombro di fiale, alambicchi e boccette. L'uomo, che indossava una vestaglia da camera di color grigio topo, stava trafficando con qualcosa di chimico che emanava un forte odore. Si voltò all'improvviso, e posando la boccetta che aveva in mano esclamò:

- Ditemi signori, in cosa posso esservi utile?

- Buongiorno - rispose timoroso il visitatore - lei è il signor Holmes suppongo. Mi chiamo Thomas Forrester e questa è mia moglie Cecil, abbiamo un problema che speriamo lei possa risolvere.

- Esatto, sono Sherlock Holmes, e questo distinto signore è il dottor Watson, mio collega e biografo. Ditemi, di che si tratta? - chiese Holmes.

- Si tratta di alcune lettere, tre per la precisione, anonime e minatorie. Eccole.

Dicendo questo levò di tasca le buste e le porse a Holmes che le osservò con attenzione.

- Le buste sono comunissime, si trovano in qualsiasi negozio - ed estraendo le lettere - anche la carta non mi aiuta, è molto comune, nessuna filigrana ... no ... vediamo il contenuto. Oh! Oh! che orribile calligrafia, tenga Watson, le legga lei, in questo modo potrò concentrarmi solo sul contenuto. Prego signori, mettevi comodi - esclamò mentre sprofondava nella sua poltrona preferita. Chiuse gli occhi per meglio concentrarsi mentre il dottor Watson prendeva le buste ed i fogli.

- Dunque - iniziò Watson - le lettere sono tutte indirizzate al signor T. Forrester. La prima è datata 10 marzo 1887, la seconda e la terza sono rispettivamente del quindici e del ventidue dello stesso mese. Le leggerò in ordine. La prima dice:

Egregio signor Forrester, le scrivo questa mia per metterla in guardia.
Terribili voci circolano sul conto di sua moglie.
Mi spiacerebbe vedere la sua antica e nobile famiglia ridotta in sventura ed isolata per colpa della sua sventata nonchè scellerata moglie.
Sono venuto a sapere che starebbe per fare cose inaudite, le consiglio di tenerla in casa e di non lasciarla uscire per nessun motivo, almeno per il prossimo mese.
E' il tempo minimo per smaltire certi "bollori".
Essendo un uomo so cosa vuol dire avere una moglie così. Fossi in lei non la lascerei andare in giro, nè la lascerei partecipare alla vita pubblica, per nessun motivo.
Solo così, forse, riuscirà a dissuaderla dal suo pazzesco proposito.

- E' firmata "Un amico" - concluse Watson.

- La seconda è più corta ed imperiosa:

Signor Forrester! Vedo che non mi ascolta. Forse non crede a quello che le ho detto! Al club mi hanno detto di aver visto in giro sua moglie. Cercherò di essere più chiaro: se succederà di nuovo saranno guai!
Per tutti e due!
Vuole forse rischiare di vedere sfigurata la sua bella mogliettina? Ci pensi...

- Anche questa è firmata "Un amico" - dichiarò Watson - La terza ed ultima dice:

Questo è l'ultimo avvertimento!
Un altro affronto di questo tipo e sarà peggio per voi!
Un amico

Holmes riaprì gli occhi ed esclamò:

- Tutto qui? Mi sembra molto vago! Non c'è nessun accenno concreto a quello che sta per fare la signora.

- Lei che ne pensa? - chiese, dopo un attimo di riflessione, alla signora Cecil.

La signora si tormentava nervosamente le dita facendo scorrere in su e in giù gli anelli.

- Non so che dire, non so assolutamente a cosa si riferisca quest'uomo. Mi spaventa solo il fatto che di questo passo Thomas dubiterà di me e della mia moralità. La scongiuro signor Holmes, scopra chi è questo essere spregevole che attenta alla mia tranquillità.

Holmes, sporgendosi verso Watson, allungò una mano, riprese la lettera e la osservò di nuovo:

- Questa scrittura, così tremolante ed incerta, mi fa sospettare che sia stata scritta con la mano sinistra, da una persona non certo mancina, forse per confondere la sua calligrafia altrimenti riconoscibile.

- Riconoscibile? Come potrei riconoscerla? - esclamò la donna. Poi, come presa da un'idea, continuò: - Non vorrà dire che si tratta di qualcuno che conosco?

- Se la mia ipotesi è corretta, come credo, direi proprio di sì. Anzi, da alcuni particolari, come ad esempio questo svolazzo della O e la curva che chiude la lettera A, direi che si tratta di una donna, benchè non possa esserne del tutto sicuro. Lei, signora, non riesce a pensare a qualche donna che provi del risentimento nei suoi confronti per qualunque motivo?

- No signore, nessuna. Faccio parte di alcune associazioni di beneficenza ed ho molte amiche, ma nessuna di queste credo abbia qualche motivo di astio per me.

- Bene, mi lasci riflettere per questa sera. Domani le dirò quale strada intendo percorrere. Lei signor Forrester non ha ancora parlato. Ha forse qualcosa da aggiungere? - chiese Holmes all'uomo che stava immobile e palesemente a disagio sull'orlo della sedia.

- Vorrei solo precisare una cosa: io ho sempre avuto fiducia in mia moglie, non dubiterei mai di lei, nonostante siano circolate molte voci quando decisi dieci anni fa di prenderla in sposa. Si diceva che fosse troppo giovane per me, che la mia nobile casata sarebbe stata distrutta da questo matrimonio, dato che la sua famiglia è di umili origini. Abbiamo superato tutto questo con il nostro amore ed ora Cecil è benvoluta in tutte le case della Contea. Come lei stessa vi ha detto, fa parte di molte associazioni ed è riuscita a farsi apprezzare da tutti. Mi spiacerebbe enormemente se tutti nostri sforzi diventassero vani per colpa di un'infondata diceria. Prima scoprirò cosa c'è sotto, meglio sarà. La prego inoltre di mantenere il massimo riserbo su questa vicenda: vorrei che usasse molta discrezione nelle sue indagini.

- Bene, non si preoccupi signor Forrester, è stato molto chiaro - dichiarò alzandosi Holmes - vi farò sapere qualcosa domani.

Appena furono usciti Cecil chiese dubbiosa al marito:

- Ti è sembrato degno di fiducia quell'uomo? A me è parso che dormisse mentre il dottor Watson leggeva le lettere.

- Spero di sì, al Club me ne hanno parlato molto bene, anche se, in effetti, mi avevano avvisato di alcune sue stranezze. Ormai però siamo nelle sue mani: aspettiamo una risposta e poi decideremo il da farsi.

Il giorno dopo, i signori Forrester stavano per sedersi a tavola quando bussarono alla porta.

- Un telegramma per il signor Thomas Forrester.

Mary era la più vicina all'ingresso ed aprì lei.

- Abita qui il signor Forrester? - chiese il ragazzo in uniforme.

- Sì, certo, dia pure a me - rispose l'istitutrice.

Mary si recò in salotto e consegnò il telegramma al padrone di casa, che aprì la busta in tutta fretta.

- Proviene dal signor Holmes, Cecil, sicuramente è la risposta che aspettavamo.

Lieto di accettare vostro incarico.
Vi aspetto alle ore 14 a casa mia per porvi ulteriori domande.
Holmes

Alle quattordici in punto i due coniugi stavano bussando alla porta del 221b di Baker Street. Questa volta erano attesi e non ci fu bisogno di aspettare.

- Benvenuti signori - li accolse Holmes - Ho pensato al vostro caso ed ho trovato, in effetti, alcuni particolari che mi hanno incuriosito.

Holmes aveva in una mano le lettera e nell'altra la pipa, camminava pensoso avanti e indietro. Ad un tratto si fermò, al centro della stanza, e disse alla signora Cecil:

- Ho bisogno che lei mi descriva una sua giornata, come si svolge, cosa fa, dove si reca solitamente e con chi. Inoltre mi deve comunicare i nomi delle sue amiche più intime.

La signora rimase un attimo perplessa, sempre giocherellando con gli anelli:

- Signor Holmes, non faccio niente di particolare.

- Infatti - rispose Holmes sedendosi comodamente - non ho bisogno di cose particolari, ma di sapere cosa fa comunemente.

- Se è così - la signora sembrava imbarazzata - le dirò che mi alzo verso le otto, faccio colazione e sbrigo la corrispondenza, sia quella privata che quella legata alla mia attività. Dopo pranzo mi reco al Circolo Femminile: con altre signore preparo ed organizzo le feste e gli incontri per le raccolte di fondi per alcuni enti di beneficenza. In questo momento ad esempio stiamo organizzando un concerto con lo scopo di raccogliere fondi per le missioni.

Holmes ascoltava molto attentamente appoggiato allo schienale della poltrona e con le punte delle dita congiunte. Dopo un attimo di silenzio disse:

- Watson, per favore, prenda nota dei nomi che la signora le darà - e rivolto alla giovane donna: - La prego, fornisca al dottor Watson l'elenco delle amiche con cui ha più a che far e e tracci una piccola descrizione di ognuna di loro.

Watson si alzò dalla poltrona e, avvicinatosi alla libreria, prese un taccuino e una matita.

- Mi dica signora.

- Dunque...prevalentemente, come ho già detto, frequento il Circolo Femminile - spiegò la signora - e quindi ... - pensò per qualche secondo - direi innanzi tutto Margaret Green. Ha circa 45 anni, è sposata ed ha due figli. E' la segretaria del nostro circolo.

Poi c'è la presidentessa: la signorina Eloise Claime. Non si è mai sposata, ha una sessantina d'anni ed è appassionata di giardinaggio e di cucina. Abbiamo anche la signora Laura Robinson, sulla quarantina, è la nostra contabile. Solitamente si occupa della tesoreria e della ripartizione dei fondi ai vari enti. E' sposata da poco e non ha figli.

Infine la più giovane del gruppo: Julie Hurricane. Ha venticinque anni ed è fidanzata con il figlio maggiore della signora Green, Robert. Per ora non ha cariche all'interno del circolo, è una ragazza molto volonterosa e credo che in futuro acquisterà sempre più importanza nel nostro gruppo.

Holmes si alzò e guardò fuori dalla finestra con aria assorta. Una leggera nebbia stava scendendo nella via nonostante fossero solo le tre del pomeriggio.

- Dalle sue descrizioni mi sembrano tutte signore innocue. Lei invece di cosa si occupa?

- Io sono responsabile dei contatti con la Chiesa, in particolar modo con il reverendo Mollison. Mi occupo inoltre di procurare l'occorrente per le feste. Quello che siamo in grado di fare lo prepariamo noi stesse - spiegò Cecil - ad esempio i festoni per il banco dei premi, alcuni regali per la "Pesca di Beneficenza", piccoli oggetti d'artigianato, i biscotti e le torte. Il ricavato dalla vendita viene poi dato in beneficenza.

A questo punto il signor Forrester, spazientito, si alzò di scatto e disse:

- Signor Holmes, mi vuole spiegare dove vuole arrivare con tutte queste domande? Non crederà forse di trovare quel fanatico nella cerchia di amiche di mia moglie?

- Invece sì - rispose decisamente Holmes - I pochi indizi che ho mi portano a pensare proprio a questo. Continuiamo la prego, le spiegherò in seguito il mio ragionamento. Adesso si sieda, ho quasi finito.

- Watson, sta prendendo nota di tutto? - chiese rivolgendosi al suo amico.

- Certo, ho scritto tutto, parola per parola.

- Grazie, se non ci fosse lei non saprei davvero come fare. Proseguiamo senza indugi. Crede di avermi detto tutto signora?

- Sì, credo di sì, ci sono altre tre o quattro signore che frequentano il Circolo, ma non in modo assiduo.

- Bene, mi elenchi allora i programmi per il prossimo mese.

La giovane donna pescò dalla borsa una piccola agenda di cuoio.

- Potrò essere molto precisa su questo: ho tutti gli appuntamenti annotati qui sopra. Allora, come le ho già detto, in questo momento siamo impegnate nell'organizzazione del concerto che si terrà il 3 aprile, cioè domani. Poi sarà la volta della Festa di Primavera, che inizierà il diciotto e che ci terrà impegnate per la preparazione dei premi e dei dolci.

La festa comprende diversi impegni tra cui la preparazione della Pesca di Beneficenza e il concorso per la torta più buona. La vincitrice si aggiudica la targa di "Cuoca dell'anno", che è un premio molto ambito dalle socie del Circolo.

A fine mese inizieremo a preparare i doni per i bambini dell'orfanotrofio. Ci sarà infatti la Festa d'Estate proprio nel cortile dell'Istituto. Credo sia tutto.

- In cosa consiste in concreto il suo impegno per la Festa di Primavera? - chiese Sherlock Holmes.

- Dunque, preparerò alcuni premi per la Pesca di beneficenza, come ad esempio presine, asciugamani ricamati, centrini. Poi mi occuperò delle decorazioni: i festoni per il banco dei premi, le tovaglie di carta colorata. Inoltre cucinerò dei biscotti e alcune torte, una in particolare, quella che parteciperà al concorso, credo riscuoterà molto successo.

Holmes stava caricando la pipa. Guardando al di sopra di essa chiese:

- Come mai?

- Sa - precisò la donna - è una ricetta di mia nonna molto elaborata. L'ho trovata da poco in soffitta in mezzo ad alcune sue vecchie cose. L'ho provata un giorno in cui avevo invitato due mie zie per il the e ne sono rimaste entusiaste. Mi hanno riempita di elogi e questo mi fa ben sperare. Non avevo mai pensato di poter vincere, ma questa volta credo proprio di essere tra le candidate al primo premio.

- Con questo credo sia tutto. Watson, può riposarsi la mano - disse Holmes sorridendo all'amico.

- Non si preoccupi. Sono abituato a scrivere. Inoltre potrò usare questi appunti quando pubblicherò questa vicenda.

- Questo non succederà mai. Non voglio pubblicità per questo caso! - esclamò con veemenza il signor Forrester.

- Non si preoccupi - lo calmò Holmes - il mio amico stava scherzando.

I due coniugi si prepararono per andarsene.

- Domani, da quel che ho capito, ci sarà il concerto di beneficenza. Credo che comincerò a frequentare il Circolo Femminile: spero siano ammessi anche gli uomini! aggiunse scherzosamente Holmes.

- Certo signore, l'organizzazione spetta a noi donne, ma alle manifestazioni sono tutti benvenuti.

- Bene, ci vedremo domani. Mi raccomando: voi farete finta di non conoscermi.

Il giorno seguente, nel prato davanti alla Chiesa, erano state sistemate alcune file di sedie. In un angolo del prato c'era il grande tavolo del buffet ricolmo d'ogni leccornia, ed al centro dello spiazzo troneggiava il palco, sul quale alcuni musicisti si stavano preparando accordando gli strumenti.

La signora Cecil Forrester correva su e giù, preoccupandosi che tutti gli ospiti fossero a loro agio. Ad un certo punto si accorse della presenza di Holmes: vide che si aggirava tra la gente ascoltando i discorsi di tutti. In particolare lo vide avvicinarsi ad un gruppetto di signore che, sistemando il tavolo del rinfresco, conversavano animatamente. Cecil allora, senza dare nell'occhio, si avvicinò al gruppetto.

- Non vedo l'ora di partecipare alla prossima festa. Quella di primavera è sempre stata la mia preferita - stava dicendo Laura, una donna bionda e rotondetta.

- Per forza - la prese in giro Margaret - appena vedi dei dolci non stai più nella pelle. Il concorso per il dolce più buono sarà per te una tentazione irresistibile.

- Scommetto che anche quest'anno vincerà Eloise - continuò Laura - la sua torta di mele caramellate è davvero insuperabile.

- Non ci conterei troppo se fossi in lei - s'intromise Cecil - quest'anno ho una sorpresa che spero vi piacerà.

- Davvero? - esclamò Laura con l'acquolina in bocca - non vedo l'ora di assaggiare questa "sorpresa". Non potrei averne una fetta in anticipo?

- Neanche per sogno, aspetterai la festa come tutti gli altri - rispose ridendo Cecil.

Con la coda dell'occhio vide che Holmes aveva ascoltato tutto ed ora si stava avvicinando ad un altro gruppetto di persone, quindi lo seguì senza farsi notare dalle sue amiche. Julie ed altre due signore stavano finendo di sistemare le sedie sotto la supervisione della presidentessa del Circolo.

- Fate più in fretta ragazze, è quasi ora - stava dicendo Eloise. Aveva uníaria militaresca, così piantata sulle ossute gambe e con le mani sui fianchi.

Julie vide Cecil che stava arrivando e sbuffò allíindirizzo di Eloise.

- Come va? - chiese Cecil alla ragazza.

- Ora che abbiamo finito, bene - rispose Julie - Non ne potevo più della signora Eloise, in questi giorni è proprio di cattivo umore.

- Non ti preoccupare, fa sempre così quando si avvicina il giorno della "Festa di Primavera". Ogni volta ha paura di non fare in tempo a preparare tutto, ma finirà per essere come al solito in anticipo - la tranquillizzò Cecil, mentre vide che Holmes si stava avvicinando ad Eloise.

- Signora mi scusi - sentì che le disse - sono qui per il concerto, sa dirmi a che ora inizierà?

- Tra un quarto d'ora circa, può cominciare ad accomodarsi se vuole: abbiamo finito adesso di sistemare le sedie.

- Grazie, mi chiamo Holmes, lei devíessere la signora Eloise Claime vero?

- Sì signore. Ci conosciamo forse? - rispose stupita e sospettosa Eloise guardandolo storto.

Con un largo sorriso accattivante Holmes chiarì:

- Ho visto il suo nome sui manifesti del concerto. Dicevano:

"Organizzazione a cura del Circolo Femminile.
Presenterà il concerto la signora Eloise Claime, presidentessa del Circolo"

e se il mio sesto senso non mi ha abbandonato, lei ha tutta l'aria di avere in mano il bastone del comando: non può che essere la presidentessa!

- Ha indovinato allora - confermò arrossendo la signora.

- Eh no signora! Io non indovino mai. Casomai deduco! Comunque, volevo domandarle una cosa: ho sentito parlare della Festa di Primavera e del concorso ad essa legato. Mi saprebbe dire quando si svolgeranno? Sa, sono qui solo per qualche giorno, ospite di amici, e mi piacerebbe che mia moglie partecipasse al concorso. E' davvero una brava cuoca e per le torte è insuperabile.

Cecil, che stava fingendo di apparecchiare i tavolini lì vicino per seguire tutta la discussione, a questo punto cominciò ad avere qualche perplessità.

- Quale moglie? - si stava chiedendo. Non le risultava, infatti, che Holmes fosse sposato. E poi tutte quelle domande sulle feste, sul concorso... non ci capiva niente.

- Il concorso? - stava intanto chiedendo Eloise - Quale concorso?

- Ma come - rispose Holmes - il concorso per il dolce più buono! Non è qui che si svolge?

- Ah si... E' vero... lo avevo dimenticato - continuò Eloise esitando - Sarà tra quindici giorni e si terrà proprio in questo stesso luogo.

Holmes la guardò di sottecchi, perplesso.

- Sono ancora aperte quindi le iscrizioni? - insistette.

- Sì... certo... si chiudono tra una settimana. Le voglio però dare un consiglio: non s'illuda! Ci sono molte brave cuoche qui. Sua moglie non avrà molte possibilità - e voltandosi di scatto ritornò dalle sue socie.

A questo punto Cecil si sentì chiamare dal fondo dello spiazzo:

- Cecil, mi aiuti a spostare questo tavolo? - stava gridando Margaret.

- Arrivo subito - rispose a malincuore. Le spiaceva abbandonare il suo punto d'osservazione, ma non poteva certo lasciare l'amica alle prese con i lavori pesanti senza aiutarla.

Lo spettacolo cominciò subito dopo: Eloise apparì sul palco, presentò i musicisti, fece zittire il pubblico e diede inizio al concerto.

Nel pubblico Cecil perse di vista Holmes.

Il giorno seguente non ebbe notizie di Holmes e dovette recarsi al Circolo per prendere accordi con le altre signore. Si stupì di non trovare Eloise: di solito era la prima ad arrivare e l'ultima ad andarsene. Aveva preso molto sul serio l'incarico di presidentessa del Circolo e, nonostante fossero passati quasi vent'anni dalla sua prima elezione, era mancata poche volte alle riunioni e sempre per motivi gravi. Questa assenza quindi stupì alquanto le signore presenti.

Cecil chiese notizie alle altre signore: nessuna di loro sapeva niente. Proseguirono ugualmente la riunione ripromettendosi di passare da casa di Eloise più tardi, per vedere come stava.

Conclusa la riunione Cecil aveva da fare alcune commissioni, e perciò diedero a Margaret l'incarico di informarsi sulla salute della presidentessa.

L'indomani portò un telegramma a casa Forrester da parte di Holmes: egli diceva d'avere importanti e bizzarre notizie per i signori e fissava un appuntamento al suo domicilio per le tre del pomeriggio.

- Thomas - chiamò Cecil - sono arrivate notizie da Holmes, leggi qua - disse mentre gli porgeva il telegramma.

vuol dire con "bizzarre", non mi sembra il termine più adatto per definire lettere anonime e minacce. Ho l'impressione di aver sbagliato nell'affidarmi a quest'uomo.

Sbattè il telegramma sul tavolo e si abbandonò sul divano avvilito.

- Non t'inquietare Thomas. Rechiamoci da lui, sentiamo quel che ha da dirci - disse Cecil sedendogli accanto - vedrai che tutto si sistemerà.

Alle quindici in punto bussarono alla porta, e furono immediatamente introdotti, per la terza volta in pochi giorni, nell'appartamento del famoso investigatore.

Questa volta egli era vestito di tutto punto ed il dottor Watson aveva addirittura il soprabito sulla spalliera di una sedia, pronto per essere indossato.

- Entrate ed accomodatevi - li accolse allegro - ho da comunicarvi fantastiche notizie.

- State per uscire? - chiese incredula la signora Forrester guardandosi attorno.

- Sì, stiamo per andare ad un concerto pomeridiano, non prima però di avervi illustrato le mie conclusioni.

- Insomma, prima notizie "bizzarre", poi "fantastiche", adesso mi parla di conclusioni. Non ci lasci sulle spine - sbottò Thomas.

- Tutto a suo tempo. Non abbiate fretta - rispose sogghignando Holmes. Si accomodò con calma ed invitò i signori a fare altrettanto. Con tutta tranquillità si caricò la pipa ed emise sbuffando una densa nuvola di fumo.

La signora Cecil lo stava fissando con un misto di scetticismo e di stima. Aveva riposto la sua fiducia in quell'uomo di malavoglia, ma ora sembrava così sicuro di sè che i suoi dubbi e le sue incertezze stavano lasciando posto alla spasmodica attesa della verità.

Il signor Forrester ostentava invece un sorriso sardonico, come se si aspettasse qualche burla da parte di Holmes.

Finalmente Holmes parlò.

- Signori - esordì - quello che ho da dirvi credo non vi piacerà, permettetemi tuttavia di spiegarvi il corso delle mie deduzioni.

- Come ricorderete, quando mi mostraste le lettere per la prima volta, espressi la mia idea iniziale: pensavo di aver a che fare con una donna ed inoltre a voi conosciuta. Dedussi perciò che facesse parte del giro di amicizie della signora Forrester. Con questi due presupposti possiamo concludere che l'anonimo squilibrato, che lei tanto temeva, non esiste. Al suo posto vediamo il profilo di una donna, e per di più di un certo ceto. Questa signora è stata però molto furba: per prima cosa ci ha fatto credere di essere un uomo con palesi accenni all'interno delle lettere.

Leggete qui - continuò Holmes mostrando le lettere - nella prima troviamo scritto: "Essendo un uomo so cosa vuol dire avere una moglie così"; nella seconda c'è invece un preciso riferimento al suo club, che notoriamente è frequentato da soli uomini: "Al club mi hanno detto di aver visto in giro sua moglie".

Poi ha scritto con la mano sinistra per non farsi scoprire. Proprio da questo indizio, ricorderete, avevo dedotto la presenza di una persona vicina a voi. A questo punto mi sono fatto descrivere dalla signora Cecil le sue amiche e sono andato ad osservarle di persona il giorno del concerto.

Avrete visto signora... e sentito - aggiunse Holmes guardandola con intenzione - che ho parlato con tutte le signore presenti, con una scusa o con un'altra. Dopo di ciò ho deciso di rivolgermi direttamente alla presidentessa del vostro circolo: avrete notato che mi sono intrattenuto a lungo con la signora Eloise Claime. Appena ha avuto inizio il concerto mi ha invitato a casa sua.

- Ecco dov'era sparita! Mi chiedevo proprio dove fosse finita: non sono più riuscita a trovarla quel giorno e nemmeno il giorno successivo - dichiarò Cecil - Perchè a casa sua? Non capisco - Cecil lo guardava con i grandi occhi spalancati.

- Capirà tra poco, non si preoccupi. Abbiamo parlato soprattutto di cucina, forse mi ha sentito quando le ho chiesto di poter iscrivere mia moglie al concorso per il dolce più buono.

- Certo! - esclamò Cecil ricordandosi di quella strana discussione - mi ero proprio chiesta di quale moglie stesse parlando, non sapevo fosse sposato.

- Infatti, non lo sono - disse ridendo Holmes - stavo solo mettendo alla prova la sua cara amica, e la sua reazione ha confermato i miei sospetti. La signora ha tentato di dissuadermi: ha affermato che mia moglie non avrebbe avuto nessuna possibilità di vittoria, di non perdere il mio ed il suo tempo in questa impresa inutile, eccetera eccetera. A questo punto non ho più avuto dubbi e le ho chiesto se intendesse mandare una lettera di minacce anche a mia moglie.

La signora Cecil balzò in piedi:

- Signor Holmes, non vorrà farmi credere...- si accasciò senza parole sulla sedia con uno sguardo interrogativo negli occhi.

- Ha capito bene signora. E' stata proprio lei a spedirvi quelle lettere.

Il marito corse al suo fianco prendendogli amorevolmente le mani.

- Non ti agitare Cecil, sai che ti nuoce.

E rivolto a Holmes esclamò:

- Quella strega! Per tutti diavoli! Perchè mi ha mandato lettere del genere?

- Per un motivo del tutto bizzarro, come vi avevo accennato. La signora è completamente presa da questo suo incarico di presidentessa. Non avendo famiglia, nessuno cui accudire, né amicizie al di fuori del circolo, come d'altra parte lei stessa mi ha confermato, ha riversato tutto il suo amore ed il suo impegno in questo ruolo a tal punto da esserne ossessionata. Le feste che organizzate sono per lei fonte di soddisfazione e di prestigio personale: il suo nome compare addirittura nei manifesti. Questa è stata una delle cose che mi ha insospettito e portato sulla strada giusta: non avevo mai visto altri manifesti con il nome del presentatore messo così in evidenza, a meno di personaggi particolarmente famosi. Il concorso per il dolce più buono era poi per lei il culmine della stagione, la sua salita alla ribalta. Il fatto di vincere il premio tutti gli anni l'aveva portata a pensare di essere invidiata ed ammirata da tutti. Quest'anno però è andata diversamente dal solito: è arrivata lei, signora Cecil, con la famosa ricetta di sua nonna.

- Come poteva sapere del mio dolce?- chiese Cecil - Io non ne avevo parlato con lei, l'avevo solo fatto assaggiare a due mie zie che non abitano nemmeno qui in zona!

Era allibita da quello che stava ascoltando, non le sembrava vero che una delle persone più stimate della cittadina si fosse abbassata a questi sotterfugi. Holmes continuava implacabile il suo racconto.

La fama del suo nuovo dolce aveva già fatto il giro delle sue amiche, e di bocca in bocca aveva raggiunto anche la signora Claime. La notizia, come potrà a questo punto immaginare, l'aveva gettata nello sconforto più assoluto. Ha visto in lei una sgradita ed inaspettata rivale, un ostacolo sulla strada che doveva condurla alla vittoria e che l'avrebbe portata un'altra volta ad essere al centro dell'attenzione. E la signora Eloise Claime non poteva rinunciare a tutto questo, ne aveva bisogno per sentirsi qualcuno, per sentirsi importante.

Decise così di inviare quelle lettere al signor Forrester con la speranza di convincerlo a tenere la moglie in casa. In questo modo non avrebbe potuto partecipare al concorso ed Eloise sarebbe stata l'unica vincitrice, proprio come gli altri anni.

Ma non aveva previsto che vi sareste rivolti a me, e soprattutto non aveva previsto la possibilità di essere smascherata. Dovevate vedere la sua faccia quando le ho chiesto delle lettere! - sorrise Holmes - Era uno spettacolo: prima lo stupore, poi la rabbia ed infine la rassegnazione, con i colori del viso che variavano dal rosso al blu, per finire al bianco più pallido. Dobbiamo capirla poveretta, la solitudine a volte fa brutti scherzi alla mente delle persone.

- Quando le ho rivelato che avevo capito il trucco dello scrivere con la mano sinistra - continuò Holmes - mi ha anche spiegato che da bambina era mancina e che solo a scuola l'avevano obbligata ad usare la destra.

Cecil non diceva niente, guardava fuori della finestra, assente. Ad un tratto si volse, come se avesse preso una decisione e disse:

- Non mi aspettavo una conclusione del genere, in fondo ne sono contenta. Eloise non è cattiva. Non la denuncerò per le minacce che mi ha rivolto. Inoltre io e mio marito avevamo deciso già da qualche tempo di trasferirci negli Stati Uniti. Lui ha trovato un buon impiego là e io qui non ho più nessuno. Partirò più tranquilla sapendo di non lasciarmi rancori alle spalle.

Il marito le si avvicinò guardandola con ammirazione.

- Sei molto buona e generosa. Hai ragione: la signora Claime è malata, probabilmente di solitudine, non vale la pena procedere contro di lei. Mi devi scusare per aver dubitato di te, non succederà più.

Holmes proseguì:

- La signora Claime mi ha assicurato che si prenderà un periodo di vacanza e di riposo. Una sua lontana cugina ha una casa nel Sussex, l'ho contattata e le ho spiegato la situazione. Mi ha confermato di essere ben felice di ospitare Eloise per qualche mese. Inoltre è anche lei sola, è rimasta vedova da poco. Credo sia la soluzione migliore ed anche Eloise è díaccordo.

- Un'ultima cosa, in quale parte degli Stati Uniti vi trasferirete? Nel New England? - chiese Holmes.

- No signor Holmes, andremo a Los Angeles. La sartoria per la quale lavoro ha deciso di aprire laggiù una filiale. Mi hanno offerto la direzione di questa filiale. All'inizio non volevo accettare, poi io e Cecil abbiamo deciso di cogliere questa occasione e di trasferirci. Spero un giorno, quando sarà avviata, di rilevare io stesso la sartoria di Los Angeles. E' sempre stato il mio sogno quello di avere una sartoria tutta per me, e forse ora si sta avverando.
- Bene - disse Holmes alzandosi - Non mi era mai capitato un caso così... come dire, "femminile". Dolci, circoli femminili, non sono cose adatte ad un uomo! Watson, non provi a pubblicare questa storia, nè ora nè mai. Ne va della mia reputazione - concluse scherzosamente Holmes.

- Perchè no? - chiese Watson - è stato un caso originale! E' vero che forse sarebbe stato più adatto ad un'investigatrice, ma anche così...

Watson si bloccò, come colto da un'idea luminosa:

- Quando il signor Forrester me lo permetterà potrei pubblicare il resoconto di questo caso come se fosse stato risolto da un'investigatrice, così la sua reputazione sarebbe salva. Potrei scrivere, che so, di una signora Marple che risolve "Il caso delle lettere misteriose". Che ne pensa?

- Mi sembra una pazzia! In questo modo dovrebbe cambiare anche il suo nome. Ci vuole uno pseudonimo anche per lei: se tenesse il suo nome tutti capirebbero che si tratta di Sherlock Holmes che indaga, e questo è inaccettabile. Forse, quando si ritirerà dalla professione, avrà il tempo per scrivere anche di questi fatti - concluse Holmes.

- Bene - disse Holmes alzandosi. - Credo sia tutto.

Prendendo il soprabito ed il cappello si avviò verso la porta: - Arrivederci signori e buona fortuna.

- E' pronto per il concerto Watson? Ho proprio voglia di distrarmi un po' con l'ascolto di un dolce violino, per stare in tema di dolci.

- Però però, l'idea mi piace. - disse Watson soprappensiero - Che ne pensa di "Miss Marple indaga". Questa settimana "Il caso delle lettere misteriose", di A. Christie. Come le sembrano questi nomi?

FINE

Stephany chiuse il piccolo libro.

- Ecco com'è andata! - pensò - Non ci aveva mai detto perchè fosse venuto a Los Angeles, e ora finalmente dopo tanti anni salta fuori questa storia, è davvero incredibile. E poggiando il libro sul comodino spense la luce e si addormentò.