Psicometria

di Luigi Garlaschelli

Il 1896 fu un anno che non vide Sherlock Holmes impegnato a risolvere casi particolarmente importanti. Ho gia' riportato quello del vampiro del Sussex e quello, non meno singolare, del terzino scomparso.
Quando Holmes non era sulla traccia di qualche assassino o occupato con astrusi enigmi, era solito dedicare la maggior parte del suo tempo allo studio di quelle discipline che piu' riteneva utili per il suo lavoro.
Continuava a frequentare il laboratorio di chimica e il gabinetto di medicina dell'ospedale di S. Bartolomeo, ove perfezionava le sue conoscenze sui veleni, le ferite da arma da fuoco e da taglio, la diagnosi delle cause di morte e altri soggetti ancora piu' particolari sui quali egli riteneva utile una sperimentazione diretta, poiche' riteneva carenti i testi classici su questi argomenti.
Inoltre Holmes soleva trascorrere intere giornate alla British Library documentandosi su argomenti altrettanto peculiari. Ogni cosa misteriosa lo attirava: la magia, la moda dello spiritismo, (ormai in auge da vari decenni) la grafologia, la rabdomanzia - sui quali, va detto, da perfetto razionalista egli era del tutto scettico - nonche' l'illusionismo, sono solo alcuni tra quelli che gli vidi affrontare.
Non va poi dimenticato che Holmes praticava con buon successo diversi sport: pugilato, lotta giapponese, scherma e nuoto, abilita' che sicuramente valsero a trarlo d'impiccio in piu' di una occasione.
Se aggiungiamo a tutto cio' la raccolta di articoli di giornali e libri per il suo enorme schedario, il suo interesse per le serrature e i metodi per scassinarle, le lunghe passeggiate per Londra, di cui conosceva ogni minimo angolo, la stesura di monografie sui metodi di indagine scientifica del crimine, e altro ancora, e' facile capire come Holmes fosse sempre molto occupato.
A periodi di attivita' incessante alternava poi i suoi lunghi giorni di inerzia totale. Immobile davanti al camino, lo sguardo sognante perso nel vuoto, pizzicava le corde al violino che teneva sulle gambe, e spesso ricorreva alla cocaina, nonostante il mio parere assolutamente contrario dal punto di vista medico.
Ma io sapevo che egli era molto attento nell'uso degli stupefacenti; e forse durante tali periodi di inattivita' il suo cervello stava rielaborando tutti i dati che freneticamente immagazzinava, per trarne ispirazione per nuove conquiste intellettuali.
Dopo il mio matrimono mi recavo spesso nelle nostre vecchie stanze di Baker Street a visitare Holmes, e in quella occasione lo trovai in uno di questi periodi di apparente ozio.
"Ah, Watson, che noia. Da qualche tempo i delitti e i misteri sembrano essere scomparsi dalla faccia della terra. Vengo a conoscenza solo di piccole beghe familiari, delitti passionali, aggressioni di giovinastri violenti, casi che perfino Scotland Yard riesce a risolvere in pochi giorni. E in tutti gli altri casi, spesso basta esaminare alcuni minuti indizi con un po' di cura e con un microscopio per risalire subito al colpevole del misfatto. Insomma non vi e' piu' spazio per l'esercizio intellettuale, il sottile ragionamento che e' la sola cosa che puo' dare qualche soddisfazione ad un cervello razionale."
"Holmes, vi capisco, ma in fondo dovreste essere fiero di queste ultime affermazioni. Sono i vostri metodi di analisi scientifica del crimine che si vanno diffondendo! Siete ormai un'autorita' indiscussa in tutta Europa: la Francia li sta adottando e anche da noi finalmente... "
"Si', si', Watson, lo so, forse avete ragione. Ora pero' vi prego, lasciatemi; so che voi non approvate certi miei piccoli vizi ai quali ricorro quando sono di questo umor nero." Cosi' dicendo Holmes allungo' la mano verso l'astuccio di marocchino nel quale teneva la sua siringa ipodermica.
"Holmes, aspettate! - dissi in un disperato tentativo di fermarlo - veramente un mistero da sottoporvi ce l'ho proprio io!"
A queste parole lo sguardo di Holmes si fece di nuovo vigile. Sembrava un segugio che dopo aver fiutato una traccia sia immobile nella punta, le orecchie diritte e i muscoli frementi. Si sollevo' sulla poltrona, mi fisso' con interesse, e poi sorrise.
"Buon vecchio amico, il medico che e' in voi cerca di trovare una cura anche per il mio spleen! Allora ditemi tutto, dunque."
"Be', Holmes, vedete, talvolta voi riuscite a risalire agli autori di un crimine esaminando piccoli indizi quasi invisibili. Che cosa direste se vi raccontassi che vi e' chi sa descrivere vita, morte e miracoli di una persona non con mezzi scientifici come i vostri, ma semplicemente tenendo in mano un oggetto che era appartenuto a quella stessa persona, senza avere mai saputo assolutamente nulla di lei? Pensate quale aiuto potrebbero dare alle indagini della polizia coloro che sono dotati di questo potere straordinario!"
"Ma Watson, qualunque zingaro pretende di sapere leggere le linee della vostra mano e raccontarvi il vostro passato, presente e futuro dicendo semplicemente una serie di banalita' alle quali solo i gonzi credono! Le sagre di paese sono pieni di questi indovini da quattro soldi."
"No, Holmes, qui il caso e' ben diverso. Si tratta di una giovane vedova, Janet Hibbert, amica di mia moglie, che ha conosciuto una donna la quale riesce a indovinare cio' che e' impossibile sapere. Non si tratta di banalita', vi assicuro! Io stesso non so capire come possa fare." "Dunque avete per le mani un esempio concreto, a quanto vedo. Bene, in questi casi non ci si deve mai fidare di cio' che si racconta, che viene regolarmente abbellito e ingigantito fino all'inverosimile. Le affermazioni devono sempre essere verificate alla luce dei fatti e solo di questi."
"Ebbene, se vi dicessi che in questo caso abbiamo a che fare con un efferato delitto, e poi il ritrovamento di un tesoro? Vi bastano come fatti?"
"Cosa, cosa? Raccontate, prego, Watson!"
Confesso che per una volta non resistetti al gusto di tenere il mio amico sulle spine, come lui aveva fatto molte volte nei miei confronti.
"Holmes, credo che sarebbe sicuramente meglio se voi ascoltaste la signora Hibbert stessa; sapete, non vorrei in qualche modo alterare il racconto dei fatti..."
"Mhm, gia' - disse Holmes stringendo le labbra - infatti voi, caro Watson, avete sempre avuto il vezzo di abbellire con osservazioni romantiche di dubbia utilita' quelle che dovrebbero essere cronache di stile scientifico. Va bene, quando avro' il piacere di incontrare questa signora Hibbert?"
"Mi sono permesso di convocarla qui per questo pomeriggio, se avete tempo. Ma posso sempre rimandare l'incontro..."
"No, no, Watson, avete fatto benissimo. E ora, visto che proprio dobbiamo aspettare, che ne direste di restare con me per il pranzo che la signora Hudson ha preparato? Credo che avremo dell'ottimo montone con verdure, e accompagneremo il tutto con della buona birra."
Holmes si alzo' per suonare il campanello con vivacita'. Non potei trattenere un sorriso nel vedere come il suo umore fosse migliorato alla prospettiva del nuovo caso.
La tavola era sparecchiata e Holmes si era riempito la pipa con il solito tabacco forte che teneva nella babbuccia persiana.
"Psicometria." dichiaro'.
"Come dite, Holmes?"
"Psicometria. E' il termine che i cosiddetti occultisti danno a questa presunta abilita' di cui mi avete parlato."
"Vedo che siete sempre particolarmente scettico quando si parla di certi argomenti, come se vi rifiutaste di ammettere la possibilita' che vi sia qualcosa di vero in essi. Eppure per indagarli e' perfino stata creata una Society for Psychical Research qui a Londra che vanta tra i suoi membri alcuni famosi accademici!"
"Vedremo tra cento anni se avranno fatto progressi o no. Se acchiappassero un vero fantasma dovremmo buttare a mare qualche secolo di scienza!".
Holmes sembrava di umore filosofico. Mi divertii a provocarlo un tantino.
"Eppure Richet, che e' un illustre scienziato, in Francia ha ottenuto risultati straordinari, e qui in Gran Bretagna anche Crookes il quale..."
"Watson, conosco i resoconti di Richet e di Crookes, e li ritengo ingenui e carenti come metodo. Sapete, gli scienziati fuori dal loro campo specifico di competenze possono sbagliarsi - od essere ingannati - molto facilmente."
"Eppure io credo che la scienza non conosca ancora tutto, e che dovremmo essere piu' prudenti nelle nostre valutazioni su cio' che e' possibile e cio' che non lo e'."
"Watson, so bene che la scienza non conosce tutto, ma alcune cose le ha pur affermate con certezza. Almeno queste possiamo e dobbiamo accettarle.
Certo, non si puo' escludere nulla a priori; ma vedete, la scienza cerca per prime le soluzioni piu' semplici. E' piu' conveniente dal punto di vista delle ipotesi ammettere inganni, allucinazioni ed errori di metodo, piuttosto che ectoplasmi, forze psichiche, e altre entita' misteriose.
Ora voi mi citate le testimonianze di Richet e Crookes. Permettete allora che vi citi altri scienziati non meno famosi (il nostro fisico Faraday, per esempio, che ha indagato e spiegato in modo del tutto naturale il fenomeno dei 'tavolini che ballano' , o il chimico Mendeleev in Russia, che nel 1876 ha esaminato moltissimi medium come presidente di una commissione ufficiale. Ebbene, tutti costoro hanno scoperto solo auto-inganni, imbrogli, o fatti normali e spiegabilissimi. E dunque io credo che se questi cosiddetti fenomeni parapsichici non reggono ad una verifica rigorosa, sia piu' semplice ritenere che alcuni ricercatori si siano ingannati - magari in buona fede. Ma ecco il campanello che dovrebbe annunciare la nostra ospite, e che ci costringe ad interrompere questa interessante conversazione."
La signora Hudson fece accomodare nel nostro salotto l'ospite appena giunta. Janet Hibbert, l'amica di mia moglie, era una signora di qualche anno piu' giovane di me, vedova da pochi mesi. Indossava un semplice abito di lana scuro, un cappellino con una veletta e portava una borsa di velluto.
Fatte le presentazioni, Holmes invito' la signora a sedere. Quando voleva, sapeva mettere le persone a proprio agio; in quell'occasione infatti, nonostante il cattivo umore della mattinata, si dimostro' molto cordiale.
"Signor Holmes, vi prego di scusarmi se ho approfittato di John - esordi' Janet accennando verso di me - per potervi parlare. Gradirei un vostro consiglio od un parere su una serie di avvenimenti che sembrerebbero impossibili, ma che mi stanno accadendo e che ... oh, e' inutile, a volte mi sembra di vivere in un sogno! O forse un incubo ..."
"Signora Hibbert, calmatevi; siamo qui solo per aiutarvi. Raccontatemi tutto dall'inizio e con ordine; se vorro' altri particolari mi permettero' di interrompervi."
"Si', signor Holmes, avete ragione. Bene, non so nemmeno quali informazioni potrebbero esservi piu' utili, ah, mio Dio...
Dunque, mi chiamo Janet Hibbert, ma il mio cognome da ragazza e' Lancaster. Mio padre era un ufficiale dell'esercito e ha passato molto tempo in India; mia madre era una insegnante di lettere, ha tradotto varie opere dal tedesco. Io trascorsi la mia infanzia e adolescenza in India, poi ci trasferimmo in Inghilterra, dove io avevo ben pochi amici. Fu qui che cinque anni fa conobbi James Hibbert, di quattro anni piu' anziano di me; ci sposammo dopo nemmeno un anno di fidanzamento. Per quattro anni James e' stato il migliore dei mariti, signor Holmes. Era gentile, premuroso, lavorava alla sua ditta di importazione e non aveva vizi... ci nacque un bellissimo bambino che ha ora due anni, e poi un mese fa... una sera..."
La voce di Janet si ruppe, e gli occhi le si riempirono di lacrime. Ella prese velocemente un fazzoletto dalla borsetta.
Holmes le pose una mano su una spalla: " ... una sera vostro marito fu ucciso da alcuni sconosciuti mentre rincasava, vero?"
Holmes interruppe lo sguardo stupefatto di Janet ricordando brevemente: "Di quell'episodio parlarono i giornali. Come immaginerete io seguo le cronache dei delitti che ogni giorno si commettono in questa citta' troppo affollata di umanita'. Watson mi disse il vostro nome affermando che eravate una giovane vedova. Accenno' poi ad un feroce delitto; non mi e' stato difficile associare i fatti."
"Avete perfettamente ragione, signor Holmes. Fu una cosa terribile. Gli autori di quel delitto non si trovarono mai, e la polizia lascio' perdere il caso, che i giornali etichettarono come aggressione a scopo di rapina. In realta' questa versione era falsa. A James non fu rubato nulla di cio' che aveva addosso di prezioso."
"Che cosa sperate che io possa fare per voi a questo proposito, signora Hibbert?"
"Ormai James e' morto e nulla potra' farlo tornare in vita. Ma aspettate, signor Holmes, non avete ancora sentito il resto." esclamo' Janet con foga.
"Rimasta vedova, e appena superati i primi terribili momenti, capii che mi sarei trovata in qualche difficolta' finanziaria. Gli affari di James andavano bene, ma non eravamo certo ricchi. Senza di lui la ditta era lasciata alle cure del suo giovane assistente, di scarsa esperienza, che era a malapena in grado di provvedere alle necessita' piu' ovvie. Per evitare di doverci presto ritrovare con dei debiti, stavo pensando se mi convenisse cedere la ditta e, contando su un po' di respiro che mi avrebbe dato il ricavato, rimettermi al mio vecchio lavoro di traduzioni. Dovete sapere che grazie a mia madre parlo perfettamente il tedesco e me la cavo anche a tradurre il russo. E avevo anche il bambino a cui provvedere."
Holmes si mosse leggermente sulla poltrona, e tamburello' le dita della mano. Sapevo, conoscendolo bene, che stava diventando lievemente impaziente.
"Fu a questo punto che, una settimana fa, grazie alla signora Mason, trovai un tesoro di quindici lingotti d'oro."
Holmes si rizzo' sulla poltrona e i suoi occhi grigi si fecero attenti. Intreccio' la punta delle dita tenendo le mani davanti al volto e disse:
"Continuate, vi prego"
"Conobbi casualmente la signora Mason durante un viaggio in treno, saranno due settimane fa. La signora ha un carattere molto dolce, le raccontai della mia situazione, e facemmo subito amicizia. Ci rivedemmo diverse volte a Londra, e fu allora che venni a sapere che ella possedeva questi strani poteri."
"Che poteri, esattamente?"
"Sapete, signor Holmes, lei ha come sensazioni di fatti che poi si verificano, sogni premonitori, oppure questa strana capacita' di 'leggere' gli oggetti... Devo aggiungere, signor Holmes, che la signora Mason, come ho appurato in seguito, e' nota da anni per queste sue particolari doti.
Fatto sta che io stessa le diedi da esaminare alcuni miei oggetti personali (come un orologio, un braccialetto), e lei me ne descrisse la storia e i sentimenti che mi legavano a tali oggetti.
Poi un giorno le diedi un cappello di mio marito. Ella ne descrisse minutamente il carattere e la vita, e poi disse che "vedeva" un periodo piu' sereno dopo la disgrazia che mi aveva lasciata vedova. Disse di "vedere" una vecchia casa da cui si ammirava il tramonto, una cantina con un cane morto, e una scatola di ferro."
"Che cosa ne deduceste, signora?" chiese Holmes con tono imperscrutabile. "Non dovetti pensare molto, signor Holmes, prima di capire che si trattava della prima casa in cui mio marito e io avevamo abitato prima di trasferirci in quella attuale. Nella cantina il nostro cane era morto dopo una breve malattia. Ma non ricordavo nessuna cassetta di ferro. La casa, a Clerkenweel, non e' ancora stata riaffittata. Mi ci recai, anche se rivedere quel luogo dove eravamo stati felici acuiva il mio dolore. La casa era praticamente vuota, se si escludono alcuni oggetti vecchi e di poco valore. La cantina conteneva solo alcuni rottami, ma notai una cassetta di ferro, dipinta di nero, seminascosta in un angolo. Era chiusa da un vecchio lucchetto, che spaccai con un grosso martello. La cassetta conteneva quindici lingotti come questo!"
La signora Hibbert infilo' la mano nella borsa e ne estrasse un pacchettino di carta da giornale. Conteneva una sbarretta d'oro del peso di circa due libbre, che fece risuonare cupamente il nostro tavolo quando lei ve lo poso'.
Holmes e io ci sporgemmo in avanti per esaminarlo meglio. Lo splendore del metallo sembrava averci stregati tutti per un attimo.
"Permettete solo un istante, signora Hibbert" disse Holmes prendendo il lingotto. Lo osservo' a lungo attraverso la sua lente, quindi si diresse verso il suo tavolo ricolmo di apparecchiature chimiche. Peso' il lingotto sulla bilancia; lo vidi sfregare un angolo del lingotto sulla pietra di paragone, poi versare su di essa alcune gocce di liquido.
"Oro puro a 24 carati" fu il suo responso. Quindici di questi, al prezzo attuale dell'oro, valgono circa duemila sterline. Siete una donna ricca, signora Hibbert."
"Ricca e impaurita, signor Holmes. Che cosa sta succedendo, che significa tutto questo? Se non capiro' credo che impazziro'."
"Stai tranquilla Janet - intervenni - sono certo che il mio amico Holmes fara' per te tutto cio' che e' umanamente possibile."
Intanto Holmes stava esaminando il pezzo di carta che avvolgeva il lingotto. "L'oro era avvolto in questa carta?" chiese.
"Si, signor Holmes, ogni lingotto era incartato con pezzi di giornale simili a quello." Holmes stette per un lungo minuto silenzioso e con gli occhi chiusi, la punta delle dita unite davanti alla bocca.
"Vostro marito lascia degli averi, signora?"
"Non troppi, signor Holmes; la vecchia casa di cui vi dicevo e' mia. Anche la ditta, benche' abbastanza ben avviata, non vale moltissimo e James non aveva soci."
"Non posso promettervi molto, signora Hibbert. E' chiaro che vi e' una parte della vita di vostro marito della quale non sapete nulla e che nasconde forse il segreto di quest'oro."
"E' vero, signor Holmes, mio marito aveva trascorso molti anni in America, nel commercio del tabacco, prima di tornare in Gran Bretagna. Di quel periodo io so ben poco."
"Vedo. Bisognerebbe che mi forniste molti piu' dati sulla vita vostra e di vostro marito perche' io possa formulare qualche ipotesi. Per ora devo riflettere e compiere qualche piccola indagine. Signora Hibbert, credete che nel frattempo la signora Mason sarebbe disposta a ricevere il dottor Watson, me e un'altra persona?"
"Credo di si', e' molto gentile e non si nega mai a nessuno."
"Bene, allora vi faro' avere nostre notizie tra pochi giorni. Per ora vi prego di restare calma. Non credo che corriate alcun pericolo. Depositate l'oro nella vostra banca e non fatene parola con nessuno."
Fu cosi' che dopo due giorni ricevetti un biglietto da Sherlock Holmes che mi fissava un appuntamento a Baker Street per le nove di sera. Lo trovai in compagnia di un signore oltre la sessantina, con una finanziera nera e dei folti favoriti bianchi, che mi fu presentato come il dottor Frederick Carruthers, della Society for Psychical Research.
"Il dottore e' stato cosi' gentile da acconsentire ad accompagnarci. Come vedete, Watson, anch'io ricorro agli esperti quando serve. Ma ora andiamo, la carrozza e' gia' alla porta."
Durante il tragitto verso l'abitazione della signora nel quartiere di Highgate, il dottor Carruthers si rivelo' essere un collega medico, ritirato dalla professione, e ne ebbi una buona impressione. Non mi sembrava un ingenuo.
"Sembra proprio, dottor Watson, che certe persone riescano ad estrarre dagli oggetti delle informazioni e a leggerne la storia passata. Stiamo elaborando una teoria per verificare se possa trattarsi di una qualche forza psichica sconosciuta, forse di natura elettrica, che impregna, per cosi' dire, gli oggetti, e che solo alcuni soggetti dotati riescono a percepire. Certo, si deve stare attenti, esistono anche degli imbroglioni che farebbero meglio ad esibirsi nei teatri, pero' certi casi sono veramente al di sopra di ogni dubbio. Comunque ora vedremo; credo che siamo arrivati."
La signora Mason era una donna sui cinquant'anni, di media corporatura, con capelli spruzzati di grigio e un volto simpatico. In complesso sembrava una buona zia, quella che tutti i bambini sognerebbero di avere.
"Non preoccupatevi di disturbarmi, signori. Sapete, cerco di non fare sapere troppo in giro di queste mie capacita', ma non sempre vi riesco; sono abituata a ricevere molte persone che hanno bisogno del mio aiuto, talvolta anche solo curiosi.
Qualcuno ha avuto addirittura la sfrontatezza di suggerirmi di chiedere una specie di ... parcella per queste cose che so fare! Ma dico, si puo' essere piu' gretti? Io cerco solo di fare del bene!"
"Signora, siete gentilissima; - rispose Holmes - come vi ho scritto, lo scopo di questa visita e' di conoscervi e di chiedervi qualche chiarimento circa la faccenda della signora Hibbert."
"Ah, certo ... cara Janet! Spero che ora i suoi guai stiano per finire! Sono stata proprio felice di averla potuta aiutare. Bene, signor Holmes, che cosa posso dirvi? Incontrai Janet in treno qualche settimana fa, siamo diventate amiche, poi un giorno tenendo tra le mani quel cappello di suo marito ho avuto chiarissima una specie di visione ... non posso dirvi di piu', credetemi!"
"Signora Mason - intervenne il dottor Carruthers - sarei interessatissimo e onorato se voleste provare a esercitare queste vostre meravigliose doti esaminando in mia presenza un oggetto che mi sono permesso di portare."
Pose sul tavolo una pipa che la signora Mason afferro' ed esamino' da vicino per un attimo. "Veramente cosi' all'improvviso ... non so se ora mi sento proprio nello stato d'animo giusto. Sono un po' emozionata e potrei anche sbagliarmi di grosso...
Comunque direi - inizio' la signora sfiorando lievemente la pipa con le dita - che questo oggetto potrebbe appartenere ad un uomo ... un uomo che e', o era, vicino a voi, dottore. Non mi pare che sia la vostra ... forse di un parente? o addirittura ... di vostro padre?"
Carruthers durante queste parole aveva assunto un'espressione sempre piu' sorpresa, finche' sbotto':
"Ma certo, era proprio di mio padre! Ma e' incredibile!"
"Mi pare poi che voi stimaste vostro padre - anche se con qualche occasionale contrasto ... sento che era una persona energica, ma con qualche debolezza umana che pero' sapeva compensare... forse delle grandi capacita' ... anche se non sempre utilizzate a suo vantaggio, direi ... mi pare che vostro padre fosse affezionato alle sue cose, piuttosto preciso...no?... e poi vedo ... dell'acqua ... molta acqua... un paese lontano... si', vero? ... una casa con piccole creature che si muovono ... e vostro padre aveva forse una ferita, o una cicatrice .... c'e' qualcosa di simile... ah, non vedo altro... mi spiace!"
Carruthers era affascinato dalle parole della donna, e la fissava come incantato, emettendo di quando in quando piccoli suoni di meraviglia e di assenso. Alla fine dichiaro':
"Ebbene, non ho parole! Questa signora non mi ha mai visto e ha indovinato tutto di mio padre! La stima che io gli porto ancora ora che e' morto, la sua personalita' forte, il suo attaccamento alle sue cose, anche i viaggi che aveva fatto per mare, la gamba che si era rotta, e la casa dove avevamo tre cani! Oh, ma e' meraviglioso!"
"Certo, Holmes - intervenni - bisogna ammettere il dottore Carruthers ha ragione! Come si puo' spiegare che ...."
"Signora Mason, - disse Holmes che aveva ascoltato tutto con grande attenzione - devo riconoscere che possedete delle capacita' veramente singolari! Dottor Carruthers, avete per caso un altro oggetto?"
"Ho questa, signor Holmes."
Carruthers estrasse una specie di borsetta da sera femminile che poso' sul tavolo. Holmes se ne impadroni', la esamino' per qualche istante, la apri', la richiuse, poi sempre tenendola tra le mani e accarezzandola leggermente disse:
"Questa trousse, sento, potrebbe appartenere a qualcuno che vi e' caro, dottore, una signora ... vediamo ... circa della vostra eta' ... forse vostra moglie, oppure...? Si', vero? La signora sta abbastanza bene di salute? Si'? Bene, la signora ha un carattere, direi, non troppo timido, ma non privo di profondita' ... sento che ha un certo bisogno di piacere agli altri, anche se ha la tendenza ad essere critica verso se stessa. Mi sembra abbastanza oculata nelle spese ... forse da giovane amava la vita sociale ... anche se ora vi ha in parte rinunciato, vero?... direi che era anche un pochino vanitosa ... certo una bella ragazza ... molto legata ai suoi ricordi ... anche se mi pare che non manchi di senso pratico .... Vedo qualcosa che riguarda l'Africa o comunque un paese esotico ... e vostra moglie credo che abbia dei capelli grigi ... ma da giovane erano biondi ... sento che ultimamente ha qualche problema con dei dolori ... alle gambe? Mm, ecco, che ne dite?"
Il dottor Carruthers, la signora Mason e io ci guardammo stupefatti.
"Signor Holmes! - esclamo' Carruthers - ma dunque ... anche voi ... Ma e' tutto verissimo e precisissimo! Ma e' ancora piu' stupefacente della signora! Perche' non mi avevate avvertito di possedere ... Ah, ma ho capito! forse il potere della signora si trasmette talvolta a chi le sta intorno! Ma certo! La mia societa' dovra' indagare in tal senso, potrebbe essere una spiegazione."
"Dottor Carruthers, vi prometto che verro' a trovarvi alla Society for Psychical Research e parleremo a lungo di questo tema. Per ora direi di ringraziare la signora Mason e di toglierle il disturbo. Le abbiamo rubato anche troppo tempo.
Signora, vi ringrazio di tutto cuore. E' stata una esperienza molto, molto istruttiva. Posso chiedervi di venire da me in Baker Street? Tra un paio di giorni dovrei avere una informazione per la signora Hibbert e vorrei che voi foste presente. Si'? Benissimo, allora."
Con queste parole di Holmes prendemmo congedo dalla donna che ancora ci fissava con espressione stupita. Il dottor Carruthers fece ritorno a casa eccitatissimo e io e Holmes prendemmo una carrozza per Baker Street.
Holmes si accese una sigaretta e poi scoppio' in una risata fragorosa.
"Oh, be', Watson, francamente, non avrei mai immaginato di essere anche dotato di ..." e ricomincio' a ridere.
"Holmes, insomma, ma mi volete spiegare come avete fatto? Questo supera ogni capacita' umana! Ma conoscevate Carruthers? E la signora Mason come puo'...? Tutto questo mi sembra incredibile."
"Mai visto Carruthers prima di oggi, e cosi' credo anche la signora. No, Watson, non vi e' nessuna forza psichica elettrica o magnetica ... entriamo nelle nostre vecchie stanze e tentero' di spiegarvi il mio punto di vista."
Pochi minuti dopo, seduti davanti al caminetto e con un bicchiere di porto in mano, Holmes sembrava disposto a chiacchierare.
"Per capire come puo' la signora Mason "leggere" negli oggetti non serve postulare una abilita' psichica. Infatti ci sono riuscito anch'io. Come? Seguitemi, Watson: intanto avrete notato che la signora esprimeva sempre le sue impressioni in forma dubitativa: 'mi pare...potrebbe...sento che...'; poi spesso sembrava chiedere conferma di quanto andava dicendo, e teneva sempre d'occhio le reazioni del dottor Carruthers, adeguandovisi. Era anche facile supporre che se il dottore aveva portato quegli oggetti, li tenesse in casa come un ricordo di persone care e a lui vicine. La pipa era di un modello tipico, un po' vecchio. Non poteva essere di un fratello ne' di un nonno... E poi, dite, chi non potrebbe riconoscersi in affermazioni come 'stimavate vostro padre - anche se con qualche contrasto ... vostro padre era una persona energica, con qualche debolezza umana che pero' sapeva compensare... grandi capacita', anche se non sempre utilizzate a suo vantaggio...', eccetera. Piu' generiche sono le affermazioni, piu' si adattano a chiunque. Se poi ad ognuna si aggiunge qualcosa che dica il contrario, chi ascolta e' portato a notare solo cio' che ritiene esatto. Insomma un ottimo esercizio di psicologia applicata."
"Ma i viaggi per mare, e la casa con i cani, e la gamba rotta, e...?"
"No, Watson, questa e' stato cio' che ha subito pensato il dottore: la signora ha detto 'una cicatrice, o una ferita'; credo che moltissimi gentiluomini di questo paese abbiano avuto qualche ferita, o ne rechino i segni. Circa i viaggi per mare, la signora ha solo citato dell'acqua. Questo va bene sempre: un fiume, una casa sul mare, un nome ... e non ha parlato di cani, ha detto 'una casa con piccole creature che si muovono'; avrebbero potuto essere gatti o meglio ancora bambini... Ripensate alle parole che ha detto la signora, e vedete se non si sarebbero adattate anche a voi, Watson."
"In effetti, pensandoci da questo punto di vista... avete proprio ragione! Dunque la signora e' una volgare imbrogliona?"
"Oh, no, non credo. Intanto non ci guadagna nulla - per quanto ci siano stati imbroglioni spinti solo dal desiderio di gloria. E poi credo che una persona in malafede difficilmente accetterebbe di farsi 'esaminare' come ha fatto la signora. Ella probabilmente applica queste tecniche in modo del tutto inconsapevole, e crede veramente di 'sentire' questa 'energia' negli oggetti."
"Ma Holmes, voi come avete potuto "leggere" quella borsa? Si', ora riconosco varie affermazioni generiche, e ricordo anche che osservavate le reazioni del dottore, e talvolta chiedevate implicitamente conferma . Ma alcune cose che avete detto erano troppo precise."
"La borsa era di un modello vecchiotto, e un po' vivace, se vogliamo, ma di buon gusto. Non poteva essere della nonna, aveva - come dire - l'eta' giusta per una moglie o una sorella. Conservava ancora una traccia di qualche raffinato profumo francese, appena coperto dall'odore della canfora di un armadio. All'interno si vedeva una piccola traccia di rosso per le guance, e un capello biondo. Era chiaramente una borsa da sera, adatta ad una festa o al teatro. Ora tutto questo non vi fa pensare ad una giovane donna, non troppo timida, che ama la vita sociale, che desidera piacere (e ho pensato bene di aggiungere la 'tendenza ad essere critica verso se stessa')? Infine, la cerniera era stata riparata, e la borsa conservata con cura, da cui le affermazioni che la signora e' oculata nelle spese, legata ai suoi ricordi, e dotata di senso pratico. Poi ho aggiunto i capelli ora grigi e qualche dolore alle gambe (chi non ne ha a quell'eta'?) e un accenno ad un paese esotico, cosa che ogni suddito dell'Impero puo' interpretare come desidera, e il gioco e' fatto."
"E perche' avrebbe dovuto essere bella?"
"Questo, Watson, e' stato un piccolo rischio, ma quale marito non pensa alla moglie da giovane come ad una bella ragazza?"
"Incredibile, Holmes."
"Piuttosto elementare, quando si e' capito il trucco. Notate, Watson, che se avessi voluto spendere un paio d'ore ad indagare sulla vita privata del dottor Carruthers, magari solo parlando con i negozianti del quartiere, o con la servitu', lo avrei sbalordito molto, molto di piu' con particolari che gli oggetti non potevano assolutamente rivelare".
"Gia'; questo, mi pare, ci riporta al cuore del nostro problema. Come poteva la signora Mason con queste tecniche "vedere" da quel cappello la vecchia casa e la cassetta di ferro con l'oro?"
"Infatti io dico che non poteva." affermo' Holmes deciso.
"Watson, tra un paio di giorni ci incontreremo qui con la signora Hibbert e la signora Mason. Vedremo se le mie ipotesi sono fondate o no. Vorrete esserci?"
"Non mancherei per nulla al mondo, Holmes" confermai.
"Bene. Vi faro' avere due righe di conferma. Intanto non parlate con nessuno di tutto cio', nemmeno con vostra moglie."
Lasciai Holmes, stupito, come sempre, dalle sue capacita' analitiche prodigiose. Non potei non pensare alla signora Hibbert e al suo tesoro, ma non riuscii a fare quadrare i conti. Certo la signora Mason non avrebbe nascosto il tesoro per regalarlo a Janet. Ma allora come poteva sapere della cassetta? Preso dai miei clienti, non ebbi altro tempo per riflettere, e fu con impazienza che dopo due giorni salii i gradini che portavano al nostro vecchio quartiere da scapoli in Baker Street, in risposta ad un messaggio di Holmes.
Trovai Holmes che lavorava tra le sue apparecchiature chimiche. Aggiunse qualche goccia di un liquido incolore ad una provetta contenente una soluzione giallognola. Si formo' una intensa colorazione rossa. Holmes prese un appunto sul suo quaderno, e finalmente alzo' gli occhi verso di me:
"La scienza potrebbe fare molto di piu' per lottare contro il crimine, Watson. Forse un giorno... Ma ora accomodatevi, prego, le nostre ospiti stanno per arrivare."
Poco dopo, infatti, Janet Hilbert e la signora Mason erano sedute davanti a noi e tutti aspettavamo da Holmes la spiegazione promessa.
"Bene, signora Hibbert, credo di potervi dire qualcosa riguardo al vostro problema. Mi e' parso chiaro fino dall'inizio che l'origine di quel tesoro fosse da ricercarsi nella vita passata di vostro marito. Quando mi diceste che egli aveva trascorso un periodo in America, del quale sapete ben poco, i miei sospetti si sono rafforzati. L'esame del lingotto mi ha dato qualche ulteriore indizio. Si tratta, come vi ho detto, di oro puro, non in lega. Non deriva dalla fusione di monete o gioielli; sembra oro di una zecca, o di un cercatore d'oro. Il lingotto non ha marchi, e' di fattura piuttosto rozza, e sembra suggerire una fattura artigianale. E' abbastanza piccolo, ma ha un peso che non equivale a nessuno dei tagli normalmente usati per l'oro. Ora, lingotti di questo tipo sono talvolta confezionati per i contrabbandieri d'oro, che li infilano nelle tasche di una robusta cintura di tela, nascosta sotto i panni. Il peso massimo d'oro trasportabile e' pero' di circa quindici o venti chilogrammi."
"Volete dire che James era un contrabbandiere, un criminale? No, signor Holmes, non lo credero' mai!" esclamo' Janet con forza.
"No, signora, credo, al contrario, che vostro marito fosse una persona degna di ogni stima. Tutto puntava all'ambiente dell'oro e all'America. I giornali in cui i lingotti erano avvolti, poi, non lasciano dubbi: sono pezzi di giornali americani, come si capisce dai caratteri usati, dal contenuto dell'articolo strappato e dall'uso di certe espressioni tipiche di quel paese. Bene, ora vostro marito, da come me lo avete descritto, non mi sembrava un criminale. Allora perche' e' fuggito dall'America nascondendo dell'oro su di se'? E' evidente che stava scappando da qualcuno, altrimenti non avrebbe avuto bisogno di questi sotterfugi e avrebbe fatto i suoi affari alla luce del sole. E qualcuno di pericoloso, come dimostra la sua tragica fine. Dunque abbiamo un uomo onesto che forse fugge da una banda di criminali, torna in Inghilterra con un piccolo tesoro, e si rifa' qui una vita. Possiamo anche immaginare che non volesse dare nell'occhio, e che solo all'inizio abbia utilizzato una piccola parte di quella ricchezza, contando poi sulle sue forze. Quando poi vi sposaste e aveste un figlio, a maggior ragione volle tenere in serbo questa ricchezza. Egli temeva la vendetta di quei criminali e voleva lasciare quell'oro come assicurazione per la propria famiglia.
Ora, fatte queste ipotesi, ho mandato dei cablogrammi in America e, grazie ai contatti che ho con le agenzie investigative e le polizie d'oltreoceano, ho avuto ieri la conferma dei miei sospetti. James Hibbert era un ricco commerciante di Baltimora che cinque anni fa spari' misteriosamente, dopo che la sua ditta era stata fatta oggetto di un incendio doloso da parte di una banda di gengster che taglieggiava la citta'. La polizia sospetto' che fosse anche stato ucciso, ma il corpo non fu mai ritrovato. Sembra quindi che egli si fosse rifugiato in Inghilterra.
Perche' non cambio' identita', se aveva paura di una vendetta? probabilmente egli, da persona onesta, non sapeva come fare per ottenere documenti contraffatti, e sperava di essere fuggito abbastanza lontano. Come sappiamo, le sue paure erano ben fondate. La delinquenza organizzata americana non gli perdono' di non essersi piegato, e lo trovo'. Egli deve avere avuto qualche avvisaglia del pericolo, e allora ..."
Holmes fece una pausa.
"Allora?" chiesi io, impaziente.
"Allora si rivolse a voi, vero signora Mason? Che cosa vi disse esattamente?"
Il volto della signora Mason, che fino a quelle parole pendeva dalle labbra di Holmes, sembro' raggrinzirsi in una smorfia di tristezza, poi ella scoppio' in lacrime di colpo.
"Si', signor Holmes - disse tra i singhiozzi - avete ricostruito la sua storia perfettamente. Il signor Hibbert aveva sentito parlare delle mie doti e venne da me a chiedermi aiuto; era terrorizzato perche' aveva visto a Londra un delinquente che gli era noto dal periodo americano. Non ti disse nulla Janet, per non spaventarti. Sperava che io potessi prevedere che cosa gli riservava il futuro... ma io ho altre doti; non ho queste capacita', dovete credermi! Parlammo a lungo. Egli si confido' con me - evidentemente gli ispiravo fiducia - e mi disse che sarebbe subito andato da un notaio per fare avere a Janet 'cio' che le spettava'. Mi disse che si sentiva braccato e non sapeva se avrebbe fatto in tempo. Se gli fosse capitato qualcosa, mi prego' di dire a Janet di andare nella loro vecchia casa e cercare quella cassetta nera. Io credevo che contenesse documenti, o lettere, da fare avere alla moglie. Il giorno dopo lessi sul giornale che era stato ucciso."
La signora Mason si rivolse a Janet e le prese la mano: "Oh, Janet, potrai mai perdonarmi per non averti detto subito tutta la verita'? Io ... ti ho avvicinata in modo indiretto ... se ho una colpa e' solo quella di non averti detto che avevo conosciuto James e di avere... ebbene si', imbrogliato un pochino usando quell'informazione per farti trovare la cassetta. Io temevo che avrei acuito il tuo dolore dicendoti che James era venuto da me senza dirtelo, e poi lui non voleva che tu sapessi del suo passato, per ragioni di sicurezza ... e non sapevo come fare ... oh, Janet, forse ho sbagliato tutto, perdonami, perdonami!"
La signora Mason fu soffocata da un nuovo accesso di pianto, e anche Janet presto si uni' a lei.
Tentando di sorridere tra le lacrime, la signora Mason aggiunse:
"E' la prima volta che ho finto di ottenere informazioni per via psichica.. e vedo che sono stata subito sbugiardata! Vi assicuro che d'ora in avanti usero' solo i miei poteri!"
Holmes sospiro' e scosse leggermente la testa. Conoscevo la sua scarsa considerazione per l'emotivita' femminile. Quando le due donne si furono calmate, egli disse:
"Bene, un altro piccolo mistero risolto. Come vedete, signora Hibbert, vostro marito era la persona migliore del mondo, e dovete essere fiera di onorarne la memoria. Quanto alla signora Mason, ebbene, credo proprio che anch'ella ci abbia insegnato qualcosa, anche se forse le sue doti non sono esattamente quelle che il signor Carruthers immagina.
E ora Watson, vediamo se anch'io ho sviluppato doti di veggenza. Se mi concentro ... ebbene, vedo davanti a me ... quando le nostre ospiti ci avranno lasciati... una lunga serata ... con le mie provette a mettere a punto il mio ultimo reattivo!"